Quando Sor Pampurio cercava casa

112 BisiDalla fine di maggio del 1929 alla vigilia della guerra Carlo Bisi – disegnatore e illustratore morto a 91 anni il 27 febbraio 1982 – ha raccontato sul Corriere dei Piccoli le umoristiche vicende del Sor Pampurio, uno dei più celebri personaggi di carta degli anni Trenta. Con la sua faccia a uovo di Pasqua, incorniciata da due gomitoli di capelli sulle orecchie, un cravattone a farfalla e un abbigliamento clownesco, Sor Pampurio divenne subito popolarissimo per la simpatia che suscitavano le sue disavventure. Il suo autore, Carlo Bisi, era di Brescello, il paese della Bassa Padana dove Guareschi avrebbe collocato Peppone e Don Camillo, e le vicende di Sor Pampurio – ambientate in un piccolo mondo antico tutt’altro che avulso dalla realtà – sembrano quasi anticipare l’umorismo di Guareschi, in un clima di perenne insoddisfazione, di eterno scontro, di continua irrequietezza che oggi attribuiamo alle nevrosi della società dei consumi, ma che allora scaturiva da un senso di profonda incertezza. Prima di scalare il successo col Sor Pampurio, Carlo Bisi aveva disegnato altri personaggi di scarso valore, tranne forse quel Dottor Piramidone, inventore ingegnoso, strampalato e sfortunato che quasi anticipa la nascita di Sor Pampurio. Dopo Bonaventura – maldestro, pasticcione ma anche fortunato – ecco un altro borghese piccolo piccolo, 841 Bisirinchiuso in un mondo (la moglie, i figli, il canarino, il tran-tran dell’ufficio) che lo soddisfa solo epidermicamente. Cerca di sfuggire a questa monotonia, cambiando casa in continuazione. All’inizio di ogni avventura – che Carlo Bisi racconta in versi ottonari che scandiscono quasi musicalmente l’ironia del disegno – il Sor Pampurio è sempre “arcicontento del suo nuovo appartamento”: ma poi non sopporta i vicini chiassosi, il pianto d’un neonato, il traffico moderno (degli anni Trenta…) o l’arrivo della suocera, e così “arciscontento cerca un nuovo appartamento”. Quando non ha problemi di alloggio, la moglie alimenta la sua irrequietezza con antipatici confronti con la vicina di casa: “la signora che sta sotto ha un bellissimo salotto” si lamenta la Pampuria, “e quell’altra al piano nobile ha tre serve e l’automobile” aggiunge, prima di esplodere in un “vile, qui mi fai crepar di bile”. Sor Pampurio cerca eternamente casa per i motivi più strani: una volta per salvare il canarino dagli agguati del gatto del vicino, e un’altra perché hanno aperto un cinema sotto casa e la servetta “s’interessa in modo vivo ora a questo, ora a quel divo”, mentre Pampuria “è in attesa di Giovanna con la spesa”. In un’Italia apparentemente tranquilla e appagata, come quella degli anni Trenta, le vicende di Sor Pampurio fanno affiorare una realtà differente, osservata e raccontata con disincantato umorismo. [Articolo di Carlo Scaringi]