Un Liocorno da edicola!

Il Segreto del Liocorno uscì a puntate in bianco e nero dall’11 giugno 1942 al 14 gennaio 1943 sul quotidiano Le Soir, per apparire poi a colori (e risistemato nella grafica) sempre nel 1943. Siamo ancora nel pieno dell’immane tragedia planetaria causata dal nazifascismo. Il racconto, quindi, viaggia con le vele della fantasia e dell’esotismo misterioso. E qui il veliero è protagonista. E, per la precisione, è il Liocorno e ha a che fare con il capitano Haddock e i suoi antenati. Di più non ti dico, se non hai mai letto la storia e non hai visto il film di Spielberg a essa ispirato… Qui, trovate umoristiche a parte (i Dupond/t fanno la loro), siamo in pieno mistero e avventura, si pongono le basi per lo stravolgimento della vita dei nostri eroi e attenderai con ansia l’albo seguente (quello con Rackham il rosso). Comunque, occhio ai borseggiatori (e alle pulci) al Vecchio Mercato di Bruxelles…

Già che ci siamo, ti segnalo la presenza, tra la gente del mercato di Jacques Van Melkebeke, amico e collaboratore di Hergé, nella penultima vignetta della seconda pagina, con gran ciuffo di capelli e occhiali.

Se vuoi confrontare l’edizione che hai comprato in edicola, con la prima versione (quella in strisce, in bianco e nero) puoi procurarti questo volume, accuratamente commentato:
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E chiudo col consueto backstage dell’edizione italiana rivista e filologicamente corretta cui lavorai per Rizzoli Lizard. Ecco un estratto del mio carteggio con la redazione. Come al solito, divertiti a verificare come è andata a finire nella stampa definitiva.

Tavola 1: avete notato che il povero Milou non fa altro che grattarsi… al mercato delle pulci? 🙂
 
Tavola 5: da qui in poi ecco il primo problema con le famosissime esclamazioni del capitano Haddock: Tonnerre de Brest. Un capitolo è dedicato alla spiegazione di questa esclamazione. Il punto è come tradurla? Fulmini di Brest (per estensione, dato che “coup de tonnerre” lo traduciamo come “colpo di fulmine”) o letteralmente “Tuono di Brest!” (o magari, un po’ meglio, “Tuoni di Brest!”)? Come potete leggere qui di seguito…
… parliamo di una esclamazione citata addirittura da Proust! Per giunta il tuono è uno degli “attributi” di Haddock, per la sua ben nota “rumorosità”. Se fosse possibile io userei “Tuoni di Brest!” e due vignette dopo userei “Tuoni e fulmini di Brest!”. Cosa che ci consentirà, in futuro, di far uscire anche in Italia il volume sulle esclamazioni del capitano da cui è tratta la pagina qui sopra…

Tavola 8 – pagina 138 – ho visto che, nella pagina precedente, avete cambiato il cognome del collezionista da Sakharine a Saccarinovitch. Rima a parte, forse non era necessario. Ma veniamo invece al cane che si chiama Mirza. Lascerei questo nome perché ricorrente: c’è un cane con questo nome in Tintin in America (tavola 45) e viene riportato anche nei manifesti di tavola 56. Possiamo supporre ci sia un motivo per cui i cagnetti vengono chiamati Mirza da Hergé…

Tavola 14 – pagina 144 – vignetta 3: lascerei “Cornamuse!” al posto di “cornacchie”. Non solo per via del libro sugli insulti citato, ma perché è divertente che il capitano, nell’enfasi, aggiusti la sonorità di un insulto possibile come “cornacchie” in un improbabile “cornamuse”. Insomma, è più divertente. Nella vignetta precedente cita i “sapajou” (http://fr.wikipedia.org/wiki/Sapajou): termine locale del Brasile che indica delle scimmiette sudamericane della famiglia dei Cebidi (http://it.wikipedia.org/wiki/Cebidae), come i “sajou” e non c’entrano proprio nulla coi babbuini. Sono, invece, scimmiette piccole e carine, tra le quali troviamo sia lo Uistiti pigmeo, sia il Cebo dal ciuffo. Suggerirei, quindi, di usare ora l’uno, ora l’altro, a seconda che il capitano dica Sapajou o Sajou. Lo spazio nel balloon c’è…

Bene i termini marinari (vedo che il traduttore [il bravo Giovanni Zucca, NdR] ci si diverte, eheheh!). Lo so, è terribile star dietro agli insulti del capitano Haddock (e del suo antenato!)… 😦 Comunque occhio che è “bolina”, non “bobina”. 😉
 
Tavola 15 – pagina 145: “Que le grand Cric me croque”. Suona bene, eh? La precedente versione italiana recitava “Che la Gran Tazza m’inghiotta” e piacque molto ai lettori, a suo tempo. Qui vedo un bel “Che mi squartino in quattro e quattr’otto”. Bel quesito. Il “cric” è… il cric. “Croquer” (masticare, far scrocchiare masticando, cric crac croc) ha, ovviamente, un che di sonoro, tanto che “croque-mort” (becchino) ricorda per sonorità (non per significato), lo “scrocchia-zeppi”, persona tanto magra da fare cric crac quando cammina e se lo stringi rischia di rompersi, come fosse fatto di rami secchi. Allora, a me piaceva la Gran Tazza. Aveva un che di grandioso, ricorda l’immensità del mare (la gran tazza) e il terrore che può suscitare nel marinaio.
 
Tavola 16 – pagina 146 – vignetta 5: Ecco che torna “Tonnerre de Brest!” che in bocca all’antenato suona ucronico (come spiegato nel testo che avevo messo in altro messaggio), ma rafforza: 1- il rapporto di discendenza fra Haddock e Haddoque 2- il fatto che, in realtà, è Haddock, oggi, che racconta l’evento e, quindi, fa esprimere il suo antenato, senza pensarci, con una esclamazione che, all’epoca, non poteva ancora esistere, ma che è caratteristica di Haddock.
 
Tavola 22 – pagina 152 – vignette 7 e 9 e 11: per una volta la vedo leggermente diversa dalla scelta del traduttore. “A morte” non mi garba. Preferirei “disgustoso” o “abominevole”. Ci sta, come spazio, per cui direi “… in modo abominevole!” “Abominevole, sì, abominevole è la parola giusta!” “… in modo abominevole.”
 
Tavola 24 – pagina 154 – ultima vignetta: “cachalot” è un cetaceo, direi un capodoglio. Non che vecchia balenottera non ci possa stare, ma visto che è un maschio direi o Vecchio cetaceo o Vecchio capodoglio. Ma non è una questione fondamentale…
 
Ci sono Tonnerre de Brest anche a pagina 158…
A pagina 159 ci sono di nuovo i Cebi dal ciuffo (o Uistiti pigmei)… a meno che non ci accontenti dei babbuini, che però sono africani e non dell’America del Sud, come si diceva. Citrulli con Cetrioli, ci sta (citrullo deriva proprio da cetriolo, come variante dialettale meridionale di citriuolo), anche se io preferirei “Cetrioli!” che come insulto fa più ridere e la cui sonorità ricorda proprio i citrulli ed è proprio l’equivalente di Cornichon, tenendo conto che poi altrove troveremo anche l’insulto “cornichon déshydraté” e i citrulli disidratati non si sa cosa siano, mentre i cetrioli si possono disidratare, volendo… Ma anche in questo caso, è solo questione di lana caprina e non è fondamentale. Citrullo e Cornichon sono, di fatto, proprio equivalenti: stesso significato, stessa etimologia. Diverso è il caso per “topinambour”, la cosiddetta patata americana (o rapa tedesca). Di origine sudamericana, sostituto povero della patata, in Piemonte lo usa con la bagna càuda e la fonduta (slurp!). In italiano questa pianta si chiama “topinambur” (http://it.wikipedia.org/wiki/Helianthus_tuberosus) e sarebbe opportuno che mantenessimo questa traduzione ( e non “topi di fogna”): diversa gente troverà la cosa assai divertente. “vermi da uccelli” – in realtà i “vermicelles” sono… un tipo di pasta! I nostri “vermicelli” (http://it.wikipedia.org/wiki/Vermicelli) e proprio a questi si riferiva Hergé, per cui teniamo “Vermicelli!”, la cosa sarà gradita assai in altra zona d’Italia. E ancora: non Parassiti e Cavallette, ma proprio Filossera! (malattia delle piante) e Pirofori! (pron. piròfori, Coleotteri di grosse dimensioni, che emanano una luce brillante rossa e bluastra e vivono nelle regioni tropicali dell’America). Come si noterà, non a caso buona parte degli insulti di questa avventura sono di provenienza centro-sud-americana. Scelti in parte per la sonorità (che tanto piace ad Haddock), ma anche tenendo conto dell’etimologia e della provenienza geografica.
E ancora (puf! puf! c’è da impazzire!) Gargarismi e Impiastri (al posto di Sputacchiere e Impiastroni), ché sono ambedue medicamenti, mentre Cucurbitacee va bene (vengono dai paesi tropicali). Fannuloni, invece, per Zigomar, è un po’ lontano. Il significato è diverso: dicesi Zigomar uno che fa di tutto per mettersi in mostra (termine che si usava nelle trincee durante la Grande Guerra). In italiano forse potremmo dire “Ghepensimì!”
 
Tavola 31 – pagina 161 – ultima vignetta: gli uccellini sono proprio passerotti, per cui lascerei “Dei passerotti?…” Lasciamo invece “uccellini” nei dialoghi seguenti. Quanto poi al losco individuo di cui scopriremo il nome a tavola 45, lo chiamerei, per restar coi passerotti, Passeretti, come nella precedente edizione italiana, o Passerotti. Uccellotti esiste anche, come cognome in Italia, ma c’è in un solo comune… Uccelletti è in 13. Passerotti è in 56 e Passeretti in 29. Meglio sceglierne uno tra Passerotti e Passeretti. Forse meglio Passerotti, sia perché più diffuso, sia perché era esattamente quello indicato dal moribondo (che non muore). Persino meglio dell’originale!
 
Tavola 34 – pagina 164: la tintoria. No, non va bene La Fiorita e vi spiego perché DEVE essere “ACACIA”. I Dupondt dovranno cercare in TUTTE le tintorie di Bruxelles, cominciando dalla lettera A per arrivare, passo dopo passo poveretti, alla lettera S di STELLA,. Volessimo infierire sui poveri Dupondt, potremmo arrivare alla tintoria ZAGARA (fiore profumato dell’arancio che fa pendant col bel fiore delll’Acacia). Hergé ha avuto pietà e li ha fatti arrivare solo fino alla tintoria STELLA. Io metterei ZAGARA in effetti… ma vediamo a pagina 54…
 
Tavola 45 – pagina 175: ok, eccoci. i signori PASSEROTTI, allora, eh? 😉 “Quando indicava gli uccellini”, meglio di uccelli: i passerotti son piccini… e, invece, nel balloon lo spazio non manca. Occhio al cognome da qui in avanti.
 
Il maggiordomo. Nestor o Nestore? A voi la scelta. Penso che da noi sia rimasto in mente come Nestore, così come il professore è rimasto come Trifone Girasole.
 
Tavola 51 – pagina 181 – ultima vignetta: occhio “Sangue di Giuda”, tipica esclamazione sicula, non è il caso appaia in Tintin, che fu oggetto di accuse di antisemitismo, mi spiego? Qui, per giunta, Hergé sarebbe ultra innocente, non è il caso che gli creiamo noi il problema… Mettiamo qualcosa di più innocuo, tipo “”Miseriaccia!”
 
Tavola 52 – pagina 182 – penultima vignetta: avevo già accennato alla delicatezza dell’uso di termini religiosi in una serie tanto cara ai cattolici (quanto ai non cattolici), ma anche tanto controversa, per diversi aspetti. Nestore dice “Mon Dieu!”, non “Gesù!”. Volendo potremmo tranquillamente mettere un innocuo “Mioddio!” che sa più di esclamazione senza essere irriverente alla lettura. Giusto per scrupolo…
 
Tavola 54 – pagina 184: condivido “Spilungone” è proprio il senso dell’originale, un omone lungo lungo, mal messo, dinoccolato. Qualche vignetta dopo abbiamo di nuovo le scimmie sapajou… ma stavolta possiamo lasciare scimmioni, via!, se abbiamo già messo dei “cebidi” (come lo uistitiì) altrove. Sempre che non si voglia sostituire scimmioni con “cebidi” (http://it.wikipedia.org/wiki/Cebidae) o magari “tamarini”…  🙂 Anzi, pensandoci meglio, io metterei proprio “cebidi” (se non “tamarini”) invece di scimmioni, visto che i primi due insulti sono di quelli facilmente comprensibili, e possiamo permetterci di metterne uno di quelli “da cercare su wikipedia”.
Stessa tavola: Arisitide Filoselle – è il nome di un personaggio chiave. Vediamo cosa dice Hergé: Filoselle indica il filo irregolare ottenuto dipanando i bozzoli della seta. Esiste la “filosella” in italiano? Il dipanamento della seta si dice “trattura”… Il filo grezzo si chiama… Filugello. Da qui la versione Aristide Filugelli della traduzione italiana precedente. Tuttavia, la traduzione del vostro traduttore è molto interessante, perché filo-via rende l’idea di un ladruncolo che scappa… Insomma, Filugelli è filologico (!), ma Filovia è mooolto più divertente! Per cui opto per la nuova traduzione Aristide Filovia.
Tintoria: sì, io metterei ZAGARA. 😉
 
Muto e bocca cucita! che diventa Silenzio Stampa! alla tavola 58? Ma… perché no? Ci saranno altre occasioni altrove per vedere se ci sono giochi di parole fra i due Dupondt. Qui ci sta.

Per leggere l’articolo completo, click qui: Un Liocorno da edicola!
Il Segreto del Liocorno uscì a puntate in bianco e nero dall’11 giugno 1942 al 14 gennaio 1943 sul quotidiano Le Soir, per apparire poi a colori (e risistemato nella grafica) sempre nel 1943. Siamo ancora nel pieno dell’immane tragedia planetaria causata dal nazifascismo. Il…
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