Coke in edicola…

Per quanto assurdo, quasi incredibile, lo schiavismo esiste ancora, nel 1958, anno di uscita in libreria dell’avventura di Tintin Coke in stock. Purtroppo esiste ancora oggi, a dirla tutta, come la pirateria, il traffico d’armi e altre simili mostruosità tipiche della specie umana…
Hergé presenta il drammatico argomento ai suoi giovani lettori, nel corso di un racconto di spionaggio alla 007 (ma i film ancora non c’erano) basato sulla grande piaga mondiale del traffico d’armi, ché sapessero che il traffico di esseri umani non era per nulla finito con l’abolizione della schiavitù negli Stati Uniti d’America. Non ti dico altro qui per la solita faccenda: evitiamo spoiler per chi non avesse mai letto la storia. Giusto un accenno a una scena che sembra presa para para da un film di Indiana Jones (ma i film ancora non c’erano) che non faticherai a riconoscere quando la incontrerai. E un accenno al contributo di Jacques Martin (l’autore di Alix, Guy Lefranc ecc., che faceva parte degli Studi Hergé) nella realizzazione di questo episodio.

La serie è ormai ricca e i riferimenti agli episodi passati non mancano (a te il divertimento di trovarli). Questa storia viene pubblicata su Tintin dal 31 ottobre 1956 al 1 gennaio 1958, in 62 puntate esatte. Nello stesso anno, come dicevo, esce l’albo cartonato in libreria.

Matita preliminare – dettaglio
Copyright Hergé-Moulinsart

Lo Studio lavora a pieno regime, composto da autori di gran classe e prestigio, uno staff irripetibile. I personaggi, vecchi e nuovi, vengono approfonditi dal punto di vista psicologico e la squadra di cattivi è decisamente alla 007 (i cui film, come dicevo, ancora non esistevano). Le gag non mancano, appropriatamente distribuite, l’avventura scorre fluida ed efficace, così come non mancherà la consueta polemica inutile: il racconto, chiaramente anti razzista e anti schiavista, verrà accusato di… razzismo.
Perché mai? Perché nella prima versione (quella a puntate sul settimanale) gli africani parlavano col linguaggio che, all’epoca, era tipicamente utilizzato nelle traduzioni francesi dei romanzi americani. Insomma, parlavano il francese come degli africani che non conoscono bene il francese e con un accento del loro luogo di provenienza. Hergé avrà sospirato, pensando “ma non va mai bene niente, eh?”, forse…
Comunque sia, di buon grado provvede, per l’edizione in albo, a sostituire i testi, a eliminare le frasi tipiche regionali, a far parlare tutti quasi come se avessero frequentato la Sorbona. E anche un paio di insulti del capitano Haddock sono passati sotto le forbici della “censura politicamente corretta”: “Fatma de Prisunic” diventa “bayadère de carnaval“, così come “zouaves à la noix de cocco“, si trasforma in “ectoplasmes à roulettes“. E, per finire, la lettera dell’emiro Ben Kalish Ezab, che affida a Haddock il figlio affinché possa perfezionare il suo francese: la cosa divertente era proprio che fosse scritta in un francese approssimativo, tipico di chi sta ancora imparando la lingua e, invece, verrà mutata in un artificioso francese barocco e fiorito.Copyright Hergé-Moulinsart

Nessun cambiamento, tuttavia, per il forte accento ispanico del generale Alcazar: nessuno protestò per quello. Così come nessun italiano ha protestato per l’uso del nome Gorgonzola attribuito a un cattivo. Insomma, così è la vita…
Per amor di precisione, sappi che gli africani rapiti parlano fra loro in Yoruba, lingua parlata nel sud della Nigeria e in una parte del Benin:
per esempio “Emyny sofoyi ooiboo-yi konychéerè!” (Io sono Sofoyi, quel bianco là non ha torto!).
Nell’originale, a pagina 57, c’è anche una frase in italiano: “E’ finita la commedia!”. E la frase che chiude i Pagliacci di Leoncavallo, entrata nell’uso comune in Francia in italiano. Tuttavia va detto che nell’opera la frase esatta è “La commedia è finita!“, come infatti la troverai nella edizione italiana.

Copyright Hergé-Moulinsart

Si perde invece, ovviamente, nella traduzione italiana, la frase in Italiano con la quale la famosa cantante milanese Bianca Castafiore (sì, c’è anche lei!) accoglie i nostri eroi: “Carissime mie!” (sì, scritta così, nell’originale…). Avremmo forse dovuto metterla in milanese? Mah… magari la prossima volta.

Copyright Hergé-Moulinsart

Per il resto, il National Geographic continua a offrire corretta documentazione: l’accampamento beduino (sì, quello che troverai… a Moulinsart!), Petra ecc. Stavolta siamo nel Vicino Oriente e il paese fittizio in cui si svolge parte dell’azione è il Khemed la cui capitale è Wadesdah (collocata tra Aqaba e Jedda) e che, in realtà, è semplicemente il modo in cui si dice “cosa è?” nel dialetto marolliano di Bruxelles…). Se conosci l’olandese o il tedesco, avrai notato i radicali comuni… Oibò.
Altri nomi ricavati dal dialetto della nonna di Hergé per dare un tocco esotico? Bab El Ehr: certo, leggi Bab e pensi all’arabo “porta” (باب,), ma in effetti babeleer è un termine marolliano che significa “chiacchierone”. E poi Ben Kalish Ezab, che, sempre in marolliano, è kalische zap, cioè succo di liquirizia…

Ma ti avevo già parlato del dialetto marolliano? Pensa che il Mercato delle Pulci dove Tintin trova il modellino del vascello nel Segreto del Liocorno, è proprio nel cuore di Les Marolles, un quartiere che rappresenta l’anima meticcia di Bruxelles.  Sovrastato non a caso dall’incombente e gigantesco Palazzo di Giustizia, era abitato da poveri e stranieri (ebrei, spagnoli, marocchini, turchi e ci metterei anche un po’ di italiani, visto che il termine “mariuolo” ha una certa vicinanza con marolle), che svilupparono un proprio dialetto comune, mescolando un po’ di tutto.

Naturalmente, come sempre, ci sarebbe da raccontare una quantità immane di altre cose, ma come stimoli in un articolo direi che per stavolta può bastare. Buona lettura!

Tavola originale
Copyright Hergé-Moulinsart

Come d’abitudine, qui di seguito un piccolo estratto dai materiali di lavorazione della nuova edizione italiana curata da Rizzoli Lizard, con la traduzione di Giovanni Zucca, cui ho partecipato per l’aderenza filologica.

Ovviamente, copyright Hergé-Moulinsart e Rizzoli Lizard, ça va sans dire.


Le uscite in edicola, commentate: http://www.afnews.info/wordpress/tag/tintinedicola/ http://www.afnews.info/wordpress/tag/tintinedicola/

Per leggere l’articolo completo, click qui: Coke in edicola…
Per quanto assurdo, quasi incredibile, lo schiavismo esiste ancora, nel 1958, anno di uscita in libreria dell’avventura di Tintin Coke in stock. Purtroppo esiste ancora oggi, a dirla tutta, come la pirateria, il traffico d’armi e altre simili mostruosità tipiche della specie…
Tintin, Tintinologia
afnews.info

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